
Dalla stazione di Pisa si scende l’Arno in sponda fluviale destra, prima accanto agli orti, poi nella zona a destinazione agricola della Tenuta di S. Rossore. Grandi spazi, cavalli e mucche al pascolo e per noi l’incontro al Boschetto con Marco Verdone, veterinario omeopata che vuole sapere tutto del nostro cammino e sogna un viaggio a piedi con un asino e una mucca.
Fiancheggiamo la Riserva Naturale Lame di Fuori e arriviamo a Bocca d’Arno dove il mare riempie la spiaggia di legni, di plastica e di altri rifiuti della nostra opulenta civiltà. A Gombo fotografo la pineta uccisa dall’aerosol carico di inquinanti. Claudio Jaccarino la dipinge e la fa dipingere nel suo stage di acquerello in cammino. Gianluca Bonazzi elabora riflessioni e acrostici. Appena più avanti si lavora al ripascimento della spiaggia “per evitare che l’erosione porti il mare a Pisa” dice, neppure troppo scherzando, un operaio al lavoro.
Nella pineta della Tenuta di S. Rossore ci ferma una guardia, ex cacciatore-guardia della tenuta ex presidenziale, e ci impedisce di proseguire perché non abbiamo l’autorizzazione scritta per attraversare la tenuta. Noi, camminatori silenziosi, non possiamo essere lì. Non abbiamo il diritto di attraversare un parco naturale a piedi perché ci vogliono permessi, guide, orari e giorni prestabiliti. Vorremmo che i parchi fossero liberati dalla burocrazia e dai divieti stupidi. Vorremmo semplicemente che fossero fruibili. Ci vuole un’ora per liberarci e soprattutto una telefonata “dall’alto”, da perfetta commedia italiana. Rischiamo di essere riportati all’ingresso principale della tenuta, molto indietro e con tanta Aurelia da percorrere. Siamo scortati, invece, dalla guardia in Land Rover, all’uscita giusta per noi, Casa del Marmo, dove ci viene aperto un cancello e siamo liberi camminamanti sull’argine del Serchio e possiamo raggiungere la stazione ferroviaria di Migliarino. E’ la parte finale di una lunga tappa che ci ha mostrato i paesaggi fra l’Arno e il Serchio, ricchi di diversità, scampoli di ambienti costieri altrove estinti, straordinari però non fruibili neppure a piedi.
L’indomani camminiamo sull’escursionistico argine destro del Serchio, che però muore a pochi chilometri dal mare. C’è un cancello che delimita una proprietà privata, nella quale entriamo a lato del cancello senza violare alcuna recinzione, e dalla quale siamo cacciati in malo modo. E’ l’ennesimo episodio di inospitalità.
La foce del Serchio è un bell’ambiente naturale, la duna fra l’arenile e la Macchia di Migliarino, e poi Lucchese, un gioiello da difendere.
Verso Viareggio troviamo tanti bagnanti e ascoltiamo con stupore gli spot pubblicitari che vengono dal mare: sono diffusi da una barca che transita a breve distanza dalle spiagge. Terminiamo la quarantesima giornata alla stazione ferroviaria di Viareggio. Ci rechiamo sul luogo del drammatico incidente di poche settimane fa. “Tu prova ad avere un dolore e non riesci a esprimerlo con le parole”, leggiamo queste parole ispirate a De Andrè su un muro sopravvissuto alla grande fiammata.
La sera ci ospita “Tra Terra e Cielo”: cena al ristorante biomacrobiotico “la mela di Newton” con incontro pubblico.
La 41esima è sulla spiaggia della Versilia. Camminiamo in undici sulla battigia, con lo sfondo speciale delle vicine Alpi Apuane, calpestando a tratti il “lavarone”, così si chiama localmente il materiale legnoso, le alghe e altro trasportato dai fiumi e dal mare. Ce ne sono montagne accumulate con il lavoro delle ruspe, soprattutto a Marina di Pietrasanta. E i clienti degli stabilimenti balneari che hanno il lavarone? Ricorrono alle piscine oltre il profondo arenile o si balneano nello stabilimento a fianco. Di positivo, il fiume Frigido non è più bianco di marmettola (la polvere di marmo) come nelle mie foto dell’85 e c’è una riqualificazione positiva a Marina di Massa: una colonia abbandonata è stata risanata e trasformata in ostello. Altre sono fatiscenti pure risalendo agli anni 60 e 70. La tonda e alta Torre Fiat, realizzata negli anni Trenta, uno dei simboli architettonici della Versilia, è ancora in funzione per soggiorni estivi. Alla Partaccia un confronto fotografico con l’85 mostra una darsena ultimata. E’ l’ennesima e non stona neppure troppo in un litorale sottosopra per scogliere artificiali, erosione, edilizia. E anche la costa della Liguria, dopo il porto di Carrara e il confine di regione alla foce del torrente Parmignola, inizia con una sequenza di pennelli antierosione. Ma questa è già la storia del CamminAmare Liguria dello scorso anno. Per arrivare al termine del nostro cammino (oggi siamo in 10) non resta che attraversare la tenuta di Marinella, sulla quale pende un progetto devastante e mastodontico da 900 posti barca e da centinaia di nuovi edifici residenziali e commerciali.
Al piccolo Colosseo di Luni riceviamo il saluto e l’accoglienza del sindaco e del vice-sindaco di Ortonovo.
Il nostro ringraziamento va a chi ci ha accolto e ospitato, e a chi ha camminato con noi dal Colosseo di Roma al Colosseo di Luni. Riccardo Carnovalini

|
|