ALEX, UN SALUTO

Ci eravamo stretti forte la mano nel mezzogiorno di venerdì 9 maggio. Eravamo usciti dall’incontro con i vertici della comunicazione di Ferrovie dello Stato. Felici e commossi perché l’impossibile era diventato possibile: avere la sponsorizzazione della più grande azienda italiana per il progetto al quale stavamo lavorando da mesi, il CamminAmare.
C’era lo sciopero dei mezzi e lui era venuto a piedi e tornava a piedi per andare non so dove, con quella sua andatura a passi piccoli e traballanti. Mi ero voltato, lo avevo guardato andare via. Dalla bicicletta lo avevo cercato con ostinazione mentre si perdeva nella folla di quella sua Milano nella quale ventiquattro anni prima lo avevo conosciuto.
Era stato proprio il CamminAmare, quello storico del 1985, quello della SCR del fratello Toni, quello dei grandi sponsor a farci incontrare. Alex lavorava ai Formaggi Svizzeri e si occupava di ricerca fondi per il Wwf. Era stato lui a portarmi alla SCR e a consentirmi di rendere visibile e seguito il mio cammino. Oggi, a distanza di un quarto di secolo, era ancora lui a volere un’altra edizione del viaggio a piedi sulle coste. “Bisogna che la gente sappia, bisogna comunicare senza remore”, diceva, anzi urlava per il rumore del traffico, stringendomi la mano in una disumana piazza Freud. Senza remore: due parole che mi sento addosso, che risuonano vigorosamente e vibrano nell’aria. Due parole per condensare una vita. Senza remore.
La nostra profonda amicizia, fatta di un moltiplicarsi di incontri, telefonate, contatti, tavole imbandite, è racchiusa così nell’arco di due cammini affacciati sull’azzurro e sul grigio delle sponde che amiamo. Le nostre, le uniche. Le amate sponde per le quali lui si commuove per una Campanula isophylla e va su tutte le furie per il dragaggio di un porto.
Il CamminAmare che sta per svolgersi e che Alex stava costruendo, fra l’inguaribile entusiasmo di un bambino e la travolgente passione di un puro, sarà nel suo nome e sarà il modo più forte per dirgli grazie. Con il corpo e con la mente, e con la profondità del mare. Riccardo Carnovalini
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Ho appreso della scomparsa del caro Alex sfogliando un numero di "Panda", la rivista del Wwf Italia. Tra le news finali ho letto che Alex Muzi Falconi, che non sentivo da circa un anno, non aveva retto durante un suo viaggio vacanza-lavoro la scorsa estate in Scozia. Mi si è stretto il cuore, pensando alla sua vitalità e ai tanti progetti che aveva ancora in serbo, e che mettevano in secondo piano l'età avanzata e qualche acciacchino di salute. Ho conosciuto e collaborato con Alex, che conoscevo da diversi anni. Ci siamo conosciuti una ventina di anni fa all'Università di Bologna, durante un convegno sulla comunicazione ambientale con il professor Giorgio Celli. Tra i primi a sostenere il Wwf in Italia, fondatore e responsabile di Progetto Natura, Alex è stato fin dall'inizio tra i grandi amici di "Airone", attentissimo lettore e caro amico, devo alcune delle mie inchieste più riuscite contro il degrado ambientale nel nostro Paese alle sue puntuali e precise segnalazioni. Ho collaborato con lui anche a Cogne, per il festival del documentario naturalistico: facevo parte della giuria dell'International Nature Film Festival-Stambecco d'oro e anche di quella dell'Eco-film festival che interessava alcuni paesini del Canavese, in Piemonte. Generoso e instancabile, sorridente e sempre disponibile, Alex era straordinario nel coinvolgere le persone nel suo lavoro e nella suo amore per la natura. Era bravissimo a tenere vivo quel filo verde che univa i vecchi padri dell'ambientalismo, italiano e straniero, e i più giovani appassionati e addetti ai lavori: vecchi registri cinematografici antesignani della narrazione televisiva dell'ambiente spesso erano ospiti delle sue iniziative insieme ai grandi nomi della conservazione, come Lee Durrel e Luigi Boitani. e a giovani militanti dell'associazionismo protezionistico. E agli studenti e ai bambini.
Con Alex è andato via un caro amico e, soprattutto, una persona tanto tanto per bene.
Antonio Lopez - giornalista
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